Shirley Temple: Google celebra la mini-diva che fece dimenticare all’America la Depressione

Shirley Temple, la “riccioli d’oro” del cinema hollywodiano, è il personaggio celebrato oggi con un doodle di Google.

Era infatti il 9 giugno del 2015 quando il Museo di Storia di Santa Monica ha aperto “Love, Shirley Temple“, una mostra con una collezione dei suoi più rari cimeli.

Shirley Temple, la prima delle star bambine, fu molto di più di una giovanissima attrice.

Era stato il presidente Franklin D. Roosevelt a riconoscerne per primo il valore, con un’affermazione rimasta famosa.

Finché il nostro Paese avrà Shirley Temple, noi staremo bene” aveva detto, a significare quanto il sorriso, gli occhi brillanti e la simpatia di quella bimba portassero ottimismo durante la catastrofe economica della Grande Depressione.

Per me è meraviglioso – spiegava ancora il Presidente – che per pochi centesimi ogni americano possa entrare in un cinema e vedere il sorriso di una bimba che gli ridarà la forza di andare avanti“.

Roosevelt, infatti, cercò di supportare le produzioni cinematografiche, perché capaci di creare un’atmosfera favorevole alla ripresa.

Shirley Temple Black era nata il 23 aprile del 1928 a Santa Monica ed a soli quattro anni esordì nella serie “Baby Burlesks“, dopo essere stata notata da Charles Lamont, direttore della Educational Pictures, durante una visita nella sua scuola di danza.

Entrò così nel grande cinema con film come “La mascotte all’aeroporto” (1934) – pellicola che le valse una sorta di Oscar giovanile, riconoscimento “inventato” apposta per lei – “Heidi” (1934), e “Riccioli d’oro” di Irving Cummings (1935), che rappresentò la sua definitiva consacrazione e le diede il soprannome conosciuto in tutto il mondo. E ancora “Shirley Aviatrice” (1936), “Zoccoletti olandesi” (1937), “Rondine senza nido” (1938) e “La piccola principessa” (1939).

Con un Oscar all’attivo a 6 anni e tre milioni di dollari guadagnati prima di raggiungere la pubertà, Temple è stata precoce anche nella decisione di ritirarsi dal cinema a soli 22 anni, nel 1940.

Dopo il primo matrimonio dal 1945 al 1950 con l’attore John Agar, dal quale ebbe una figlia, si risposò con l’uomo d’affari Charles Black, dal quale ebbe altri due figli, ed iniziò ad occuparsi di politica.

Divenuta la delegata degli Stati Uniti all’Assemblea Generale dell’Onu nel 1969, fu poi ambasciatrice Usa in Ghana nel 1974, capo del protocollo alla Casa Bianca dal presidente Gerald Ford nel biennio 1976-1977 e ambasciatrice in Cecoslovacchia nel 1989.

Nell’autunno del 1972 le venne diagnosticato un tumore al seno e fu sottoposta a mastectomia.

All’epoca il cancro era una male avvolto dal segreto, ma lei dopo l’operazione decise di rendere nota al mondo la sua malattia, tenendo conferenze stampa, parlandone alla radio e alla televisione, per dire alle donne di non avere paura.

Anche in questo si mostrò lungimirante, diventando la prima donna dello spettacolo a parlare apertamente di tumore al seno.

Morì nel 2014 per un’affezione cronica ai polmoni, accudita e circondata dai suoi famigliari. Ma l’abbraccio che l’avvolgeva, dati tutti i suoi meriti, probabilmente era quello dell’America intera.