21 aprile 2016: già cinque anni senza Prince

Il 21 aprile di cinque anni fa Prince fu trovato morto nell’ascensore della sua residenza a Chanhassen – cittadina alle porte di Minneapolis, Minnesota – per un’overdose accidentale da oppiacei.

Aveva 57 anni. Autore, cantante e musicista, era riconosciuto come il genio ribelle della black music, un talento assoluto.

Dopo un lustro, il “genietto di Minneapolis” continua ancora far parlare di sé. E’ in arrivo, infatti, l‘album postumo “Welcome 2 America, che contiene 12 brani inediti registrati a Paisley Park nel 2010.

Prince non si chiamò sempre così. Cambiò più volte nome anche per rivendicare la libertà di scelta artistica, rispetto alla sua casa discografica che lo aveva messo a contratto come “Prince”.

Nel mezzo della disputa giudiziaria si fece chiamare Joey Coco, Jamie Starr, Alexander Nevermind, Cristopher, TAFKAP -The Artist Formerly Known as Prince (letteralmente, “L’Artista Precedentemente Conosciuto Come Prince) e poi semplicemente The Artist.

Solo un’identità non vide mai la luce: Camille del 1985. Avrebbe dovuto apparire con sembianze femminili in un nuovo album che venne registrato ma non pubblicato. Le canzoni, comunque, furono poi riutilizzate negli anni a venire.

Cantante strepitoso, chitarrista formidabile, ballerino, polistrumentista, a 19 anni era già stato contrattualizzato dalla Warner, a 26 incise “Purple Rain”, album da 13 milioni di copie in un anno.

Vinse l’Oscar per la colonna sonora del film omonimo e che lo vide protagonista.

Il grande successo lo spinse in un vortice di tormenti interiori e di guerre con l’industria discografica, senza che perdesse mai la vena creativa.

In carriera firmò più di 600 brani, anche per molti colleghi. Tra i più conosciuti, Nothing Compares 2 U di Sinead O’Connor, I Feel For you di Chaka Khan, Yo Mister di Patti LaBelle e How Come You Don’t Call Me Anymore di Alicia Keys.

Foto – Tgcom24