Addio a Gigi Proietti. Era lo Spettacolo con la S maiuscola

Se n’è andato senza far rumore, nel giorno del suo 80esimo compleanno. Per Gigi Proietti non c’erano linguaggi sconosciuti. Teatro, cinema, fiction, televisione, musica, canto, ballo, danza, radio, tv. Era a suo agio con tutti, era lo Spettacolo con la esse maiuscola.

Ricoverato per problemi cardiaci in una clinica di Roma, dalla tarda serata di ieri era in terapia intensiva, ma le sue condizioni erano subito apparse gravissime. È deceduto all’alba.

Insieme a lui, come sempre, la compagna di una vita, la svedese Sagitta Alter e le loro due figlie: Susanna e Carlotta.

Se ne va così una delle personalità più complete dello spettacolo italiano che ha saputo leggere alla perfezione la società italiana.

Avvocato mancato dopo essersi formato all’Università La Sapienza di Roma, abbandona gli studi dopo sei esami per concentrarsi sulla musica, il pianoforte, il contrabbasso, la fisarmonica. Nel contempo, inizia a frequentare il corso di mimica di Giancarlo Cobelli, al Centro Universitario Teatrale, il quale nota subito delle qualità in questo giovane e lo scrittura per uno spettacolo d’avanguardia: “Can Can degli italiani”.

I primi passi in teatro con Ercole Patti, Luigi Malerba e Ennio Flaiano, il Gruppo Sperimentale 101. Interpreta “Gli uccelli” di Aristofane (1964) e, quattro anni dopo, è protagonista de “Il Dio Kurt” e “Operetta”, messi in scena al teatro Stabile de L’Aquila.

Nel 1965 il debutto in tv nel film tv La maschera e il volto (1965) accanto ad Aldo Giuffrè. Debutta sul grande schermo grazie ad Alessandro Blasetti, il quale lo dirige ne La ragazza del bersagliere (1967) con Leopoldo Trieste, Renato Salvatori, Franca Valeri e Rossano Brazzi. Fu inoltre protagonista di svariati spettacoli di successo come Sabato sera dalle nove alle dieci, Fatti e fattacci, Fantastico e Io a modo mio. Lavora in alcune pellicole di Pasquale Festa Campanile, ma anche ne L’urlo (1968) e Dropout (190) di Tinto Brass.

Dopo Una ragazza piuttosto complicata (1969) di Damiano Damiani, la notorietà arriva quando viene chiamato a sostituire Domenico Modugno nella commedia musicale “Alleluja brava gente” di Garinei & Giovannini, nella parte di Ademar.

Nel cinema interpreta Brancaleone alle crociate (1970) e La mortadella (1971) di Mario Monicelli, a L’eredità Ferramonti(1976) e Bubù (1971) di Mauro Bolognini. Alla radio porta i suoi personaggi a “Gran Varietà”. In teatro lavora a “La cena delle beffe” (1974), “A me gli occhi please!” (1976, che sarà uno dei più grandi successi e che tornerà in scena nel 1993, nel 1996 e nel 2000), “Come mi piace” e “Leggero leggero” (1991).

Fellini gli affida di il doppiaggio di Il Casanova dopo aver pensato a lui anche come protagonista nella parte poi affidata a Donald Sutherland. Nel 1976 arriva il film Cult Febbre da Cavallo Febbre da cavallo (1976) di Steno che avrà un seguito in Febbre da cavallo 2 – La mandrakata (2002), diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina (vincendo il Nasto d’Argento come miglior attore protagonista).

Proietti, entra ufficialmente fra gli interpreti principali della commedia all’italiana con Casotto (1977) e Due pezzi di pane (1979) di Sergio Citti, Mi faccia causa (1984) di Steno, Non ti conosco più amore (1980). Volto comico apprezzato anche all’estero non ha difficoltà a recitare in Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa (1978), giallo rosa di matrice franco-americana, e neppure in Un matrimonio (1978) di Robert Altman.

Nel 1978 diventa direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, creando un proprio Laboratorio di Esercitazione sceniche dal quale usciranno artisti come: Enrico Brignano, Chiara Noschese, Flavio Insinna, Rodolfo Laganà, Francesca Nunzi e Gabriele Cirilli. Grandissimo amico di Vittorio Gassman, recita accanto a lui e suo figlio Alessandro in Di padre in figlio (1982) e negli anni Novanta debutta come regista televisivo con una delle prime sitcom italiane: Villa Arzilla.

Trionfa nella serie televisiva Il Maresciallo Rocca diretto da Giorgio Capitani che avrà cinque sequel fra il 1998 e il 2005.

Verso la fine degli anni 1990 Proietti interpreta un altro personaggio creato da Toscano e Marotta, L’avvocato Porta, in due stagioni dirette da Franco Giraldi per Canale 5.

Nella sua carriera anche tanto doppiaggio dal Genio del cartone animato della Disney Aladdin (1993) alla vittoria del Nastro d’Argento per il miglior doppiaggio maschile per Casinò (1995), dove presta la sua voce a Robert De Niro.

Nel 2019 Garrone lo chiamerà per il ruolo di Mangiafuoco nel suo Pinocchio.

Intanto, la commozione per la scomparsa dell’attore invade i social e in tantissimi gli rendono omaggio Ciao Maestro e amico. RIP“, scrive Alessandro Gassmann postando una foto che lo ritrae in montagna accanto a Proietti.

“Non poteva esserci risveglio peggiore. Oggi, nel giorno stesso del suo 80esimo compleanno, ci ha lasciato per sempre Gigi Proietti“, e’ l’addio di Rita Pavone, che ha “amato tantissimo il talento ma anche l’umanità di quest’uomo con cui ho avuto la grande gioia di lavorare. Addio Gigi. Ci mancherai tantissimo. RIP“.

Grazie, grande #GigiProietti. Ogni donna e uomo dello spettacolo ti deve molto. Oltre il teatro, il tuo regno. Faro per i tantissimi giovani che ti amavano. Alzarsi in piedi e applaudire forte“, è il saluto di Cesare Cremonini

Addio Gigi. Sullo schermo eri quello che perdeva ai cavalli. Oggi, pero’, a perderti e a perdere siamo tutti noi“, queste le parole di addio di Enrico Vanzina.