Banksy lavora da casa e … la moglie si arrabbia (??!!)

Ci ha abituati ad uscite eclatanti e grandi provocazioni, ed anche in tempo di emergenza sanitaria non si smentisce.
Sulla sua pagina Instagram il misterioso Banksy ha postato la sua ultima opera, ambientata, niente meno che nel bagno della casa dove teoricamente starebbe trascorrendo la quarantena. L’installazione in modalità lavoro agile, ha per protagonisti i suoi iconici ratti, che ad oggi hanno raggiunto la considerevole cifra di 2,4 milioni di like.

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. . My wife hates it when I work from home.

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L’opera offre più di uno spunto di interpretazione. Oltre al fatto che rimanere in quarantena faccia sentire come dei “topi in gabbia”, ci si chiede se il disordine nel quale vagano i topolini, possa riprodurre la realtà dell’abitazione dell’artista. Certo è che con il topo, Banksy ha un legame speciale. Nel libro “Wall and Piece”, pubblicato nel 2005, aveva affermato, tra l’altro, “i ratti esistono senza permesso. Sono odiati, cacciati e perseguitati. Vivono nella quieta disperazione tra la sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio intere civiltà”. Ed i ratti (rat è l’anagramma di art) sono sempre stati usati da Banksy per puntare l’indice contro le degenerazioni della società attuale.

In ogni modo, l’immagine resa dal lavoro è quella di una confusione fuori controllo. Mentre un topo schiaccia il dentifricio facendolo schizzare dappertutto, un altro sparge il sapone liquido dalla mensola, un altro srotola un rotolo di carta igienica usandola come tapis roulant e poi c’è chi fa la pipì fuori dal water, chi si dondola dalla catenella di allarme, chi cerca di spostare lo specchio.

In moltissimi, poi, hanno valutato, in modo curioso, la didascalia che accompagna le immagini “My wife hates it when I work from home” (Mia moglie odio quando lavoro da casa). In effetti, la scena mostra due spazzolini, due porta asciugamani, un rossetto, schiuma da barba e un blister di pillole, lasciando intuire una sorta di dimensione di coppia che ha alimentato la curiosità – mai placata – sull’identità dell’artista. Da trent’anni, più o meno, ci si chiede, forse dell’ordine in testa, chi possa essere Banksy. Che ora, chiaramente, rivela di essere al fianco di una signora Banksy.

E se è vero che dietro ad ogni grande uomo, c’è una grande donna, il doppio interrogativo è servito su un vassoio d’argento!!!