Beatrice Venezi a “Maschiacci”, donna deve dimostrare il 300% in più

Una donna deve dimostrare il 300% in più rispetto a un collega uomo“. E’ una delle riflessioni di Beatrice Venezi, direttore d’orchestra riconosciuta, a soli trent’anni, tra i migliori del suo settore, a “MaschiacciPer cosa lottano le donne oggi?, il podcast ideato e condotto da Francesca Michielin.

Inaugurato dalla chiacchierata con Matilda De Angelis e proseguito poi, puntata dopo puntata, con personalità differenti accomunate dagli stessi ideali come Carlotta Vagnoli, Maura Latini e Michela Murgia, lo spazio vuole contribuire al dibattito sulla lotta al patriarcato.

Ospite della quinta puntata, appunto, Beatrice Venezi, inserita nel 2018 dalla rivista Forbes tra i 100 under trenta più influenti al mondo, e rappresentante a tutti gli effetti di una grande rivoluzione di genere.

Francesca e Beatrice hanno scoperto molte passioni comuni, tra cui la musica degli anni ‘90 e Dawson Creek, oltre a condividere il conservatorio, tradizionalmente patriarcale e fitto di stereotipi contro cui lottare.

“Credo che non ci sia nulla di più efficacie dell’esempio che si può dare impegnandosi in quello che si fa – ha detto Beatrice – e sono anche convinta del fatto che tanto succederà con il ricambio generazionale, già ora infatti percepisco una grande differenza nella modalità di recepire la figura femminile della leadership tra musicisti over cinquanta e un’orchestra più giovanile.

Alla fine del mio secondo anno in conservatorioha aggiunto – passai l’audizione per accedere a un concerto premio e mi venne affidato un programma di musica del ‘900. Nonostante questa grande soddisfazione ricordo che tra i professori girasse la voce ‘ma come? affidare un concerto così difficile a una donna?’”

Nella storia, infatti, le musiciste sono sempre state dimenticate, ed è questo che Beatrice Venezi racconta nel suo libro Le sorelle di Mozart. Storie di interpreti dimenticate, compositrici geniali e musiciste ribelli

Francesca, pensando sia importante avvicinare le bambine all’idea di poter aspirare a dirigere un’orchestra, ha chiesto a Beatrice come questo si possa realizzare.

Quest’immagine deve riuscire ad entrare nell’immaginario collettivo perché fino ad ora i modelli sono sempre stati uomini la risposta – La direzione d’orchestra è molto fisica, tramite i gesti passano delle idee musicali, e il corpo femminile è estremamente diverso da quello maschile.

Per me è stato difficile non avere role model, anche perché l’accademia spesso e volentieri ti insegna a replicare dei modelli. Credo sia giusto, piuttosto, educare a tirar fuori il meglio da ogni persona e quello che spero è di poter spronare e incuriosire le giovani bambine!”.

Il cambiamento parte anche e soprattutto dal linguaggio. Si è discussa la scelta di Beatrice Venezi di farsi chiamare direttore anziché direttrice, e se Francesca pensa si debba dare importanza ai femminili per scardinare l’idea che certi lavori siano principalmente da uomini, la Venezi ritiene che sia meglio usare il neutro o un inclusivo.

“Credo più nel rovescio della medaglia, cioè che il linguaggio sia un’estensione del pensiero, una conseguenza di ciò che accade all’interno della società e non sono molto convinta che questa sia la giusta battaglia. Secondo me si dovrebbe parlare di ‘ruolo’: uno e neutro, indipendentemente che siano uomini o donne a svolgerlo, con parità di opportunità e salario”.

Alla domanda consueta e conclusiva di Maschiacci: “per cosa non vorresti più lottare?” la risposta è sicura 

Vorrei non lottare per la parità di accesso ad alcune posizioni, non dover dimostrare che riesco a fare lo stesso lavoro di un uomo, non vedere più evidenziato dai giornali che il direttore d’orchestra è donna, perché questa dovrebbe essere la normalità. Non ci si dovrebbe più stupire della capacità femminili”.

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