Cinema: ‘Lei mi parla ancora’ di Pupi Avati e l’amore per sempre

Secondo me la precarietà degli affetti è una delle cose meno apprezzabili del presente. Oggi non c’è più il ‘per sempre’, e per me ricordarlo è un dovere: ho 82 anni e so bene l’importanza che ha avuto per noi illudersi. La vita trova il suo senso se siamo capaci di illuderci”.

Così Pupi Avati ha introdotto “Lei mi parla ancora” il suo ultimo film su una storia d’amore nata negli anni ’50, quando ci si diceva “per sempre”, e sul ricordo che rende immortale quell’amore, anche quando l’altro non c’è più.

Ispirato al libro scritto da Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio e Elisabetta, il film racconta la storia di un uomo anziano (interpretato da Renato Pozzetto) che ha appena perso la moglie dopo 65 anni di matrimonio, e che attraverso l’incontro con un ghost-writer (Fabrizio Gifuni) riporta alla luce tanti ricordi.

Parlare del proprio amore alla luce di quel ‘per sempre’ era fondamentale negli anni Cinquanta: ci credevi e davi a quel momento della tua vita qualcosa che aveva a che fare con l’immortalitàha detto ancora il regista alla presentazione in streaming del film, che ha debuttato l’8 febbraio.

In “Lei mi parla ancora” ci sono due piani di racconto: quello degli anni Cinquanta, con i due innamorati interpretati da Isabella Ragonese e Lino Musella, e l’oggi, con la moglie interpretata da Stefania Sandrelli e la figlia da Chiara Caselli.

La figlia e il personaggio di Gifuni rappresentano il presente, la contemporaneità, che entra nel mondo antico del protagonista.

Pozzetto, in un ruolo insolitamente commovente ha commentato “ho cercato di dare il massimo nell’interpretare questa storia, ho girato con onestà e sicurezza questo ruolo drammatico, grazie a Pupi che mi ha sempre incoraggiato”.

C’era una preziosità e un’emozione in questa attesa: fare un film alla nostra età insieme è stata una cifra, di per sé emozionante e magica” la riflessione di Stefania Sandrelli, anche lei alla prima esperienza lavorativa con Pupi Avati.