Clima: ghiacciai sempre più a rischio nel 5° anno più caldo di sempre

Il 2020 si classifica fino ad ora come il quinto anno più caldo mai registrato in Italia dal 1800, con una temperatura di oltre un grado (+0,96 gradi) più elevata della media storica.

E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr relativi ai primi nove mesi dell’anno in riferimento alle cause degli scioglimento della superficie di ghiaccio dell’arco alpino che si è ridotta del 60% negli ultimi 150 anni secondo l’analisi di Legambiente.

Si accentua infatti quest’anno la tendenza all’innalzamento della colonnina di mercurio ormai strutturale in Italia dove la classifica degli anni interi più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine anche il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2003.

Gli effetti si sono già fatti sentire a livello globale e nazionale con il divampare degli incendi e una drastica riduzione dei ghiacciai.

Si è registrata infatti una evidente tendenza alla tropicalizzazione.

Questa si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi.

Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio.

L’agricoltura è infatti l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli.

Un processo che ha cambiato nel tempo la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche.

L’ulivo, tipicamente mediterraneo, in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici Made in Italy, mai viste prima lungo la Penisola.

Il vino italiano con il caldo è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto alla tradizionale partenza di settembre.

Il riscaldamento provoca poi il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini.

Una situazione che di fatto mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani.