Coronavirus: in Lombardia controllo cellulari. L’esperto, non calpesta diritti

“Ci siamo fatti dire dai grandi operatori della telefonia quali erano gli spostamenti da cella a cella dei telefonini e abbiamo visto che ancora oggi c’è il 40% di persone che si muove. Sicuramente c’è chi va a lavorare, ma tanta gente ancora esce. Dobbiamo capirlo tutti, questa battaglia la vinciamo se stiamo in casa dobbiamo essere più forti di questo virus, della sua velocità, rimaniamo in casa per non contagiare né essere contagiati”. Lo ha detto l’assessore alla Salute della regione Lombardia Giulio Gallera nel suo intervento a “Fuori dal coro” su Rete quattro, ammettendo che la regione sta controllando gli spostamenti dei cittadini tramite i telefonini

Una modalità, quella del tracciamento dei cellulari, che, in tempo di emergenza sanitaria, non “calpesterebbe necessariamente i diritti dei cittadini“. Se ne dice convinto l’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni, che in una intervista rilasciata all’agenzia Dire ha ribadito “anche i padri del diritto alla protezione dei dati come Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli non hanno mai pensato al diritto alla privacy come a un diritto assoluto, ricordiamocelo. Oggi stiamo combattendo una guerra e quindi alcune garanzie individuali possono essere compresse, come è stato del resto con la libertà di muoversi“.

Commentando in particolare le misure di contenimento del virus messe in campo da Seul (dove lo ‘spionaggio’ a tappeto avviene anche tramite riconoscimenti facciali), che hanno stimolato varie discussioni, l’esperto ha evidenziato che “anche in Europa quello della protezione dei dati personali non e’ un diritto assoluto, bensì va bilanciato con gli altri diritti fondamentali e in questo caso con quello alla salute, non solo individuale, ma collettiva”.

Secondo quanto spiegato, l’attuale regolamento europeo, il 2016/679 Gdpr, “prevede la difesa del diritto fondamentale dell’individuo alla protezione dei dati personali, un diritto che possiamo ritenere oggi indirettamente garantito anche dalla Costituzione, che stabilisce non solo la protezione, ma anche l’adeguata circolazione dei nostri dati personali. Se c’è un’emergenza eccezionale come quella che si vive oggi – ha ribadito – si entra nella sfera del diritto alla salute che è altrettanto fondamentale. Quindi in ipotesi eccezionali più Stati europei potrebbero in qualche modo ridimensionare il diritto alla protezione dei dati favorendo la circolazione di alcuni dati con delle forme di controllo e garanzia, bilanciandolo così con queste esigenze eccezionali di tutela della salute pubblica”. “Per fare una cosa del genere – ha concluso – sarebbe opportuno lavorare su una normativa europea specifica e di emergenza che operi quel bilanciamento tra i due diritti, cioè il diritto alla cosiddetta privacy e il diritto fondamentale alla salute, che potrebbe avere un enorme giovamento nel caso odierno grazie alla verifica degli spostamenti, dei contatti tra persone infette. È chiaro che bisognerebbe stabilire i tempi precisi di questo tracciamento, le modalità, le procedure di sicurezza per garantire che soltanto alcuni specifici autorizzati possano accedere a quei dati e fino a che punto quei dati possono essere esposti senza essere previamente pseudoanonimizzati o anonimizzati. Quindi non possiamo pensare in Europa ad arrivare un controllo generalizzato e pervasivo dei cittadini, pur giustificato dall’emergenza, ma ad un equo bilanciamento tra i diversi diritti in gioco, determinando tempi e modi certi di questa forma di tracciamento e confermandone l’eccezionalità e le dovute garanzie“.

(fonte – comunicato)