Federico da Montefeltro: per i 600 anni dalla nascita a Gubbio la “Grande Mostra”

Una “Grande Mostra” – e l’aggettivo non è irrilevante – per omaggiare un personaggio illustre, rileggere la storia di una città e di un territorio, suscitare curiosità, meraviglia, senso di appartenenza, orgoglio e, perché no, desiderio di approfondire, conoscere, studiare.

Dal titolo “Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra, visitabile nella città umbra fino al 2 ottobre prossimo, si incardina nelle celebrazioni dei 600 anni dalla nascita del duca, condottiero, capitano di ventura e fra i principali mecenati del Rinascimento.

Lo spirito dell’esposizione, che si dipana in tre location prestigiose, da Palazzo Ducale a Palazzo dei Consoli fino al Museo Diocesano è tutto riassunto nel sottotitolo.

Era infatti il 1446 quando Federico scriveva che con Gubbio – dove secondo più biografi era nato il 7 giugno 1422 – aveva un legame specialeperché ve acertamo che lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra“.

L’esposizione, le cui opere sono state concesse in prestito da istituzioni italiane e straniere nonché da collezionisti privati, diventa così un modo per rimettere in circolo sentimenti.

Una operazione difficile da spiegare a parole – che può costituire un ulteriore livello di interpretazione – ma percepita da chi si aggira tra l’ampia selezione di manoscritti, dipinti, documenti, medaglie, monete, armi, armature, sculture, arredi sistematizzati da Francesco Paolo Di Teodoro con Lucia Bertolini, Patrizia Castelli e Fulvio Cervini.

Gli scatti dell’organizzazione, affidata a Maggioli Cultura, documentano quanto la mostra piaccia – senza alcun limite d’età – al pari dei momenti vissuti dalla città di Federico e del figlio Guidubaldo, l’ultimo dei Montefeltro scomparso nel 1508.

La mostra – promossa dal Comitato nazionale per la celebrazione del sesto centenario della nascita di Federico da Montefeltro, Direzione Regionale Musei Umbria, Comune di Gubbio, Diocesi di Gubbio, Palazzo Ducale di Gubbio, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano – vive di sinergie e di approfondimenti.

Dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che conserva l’intera biblioteca di Federico e dei suoi successori, ad esempio giungono quindici splendidi manoscritti (tra essi solo due facsimili), distribuiti fra le tre sedi.

Dalle scelte di Federico, che fece costruire a Gubbio difronte alla cattedrale un proprio palazzo, in cui integrò le sedi delle antiche magistrature della città umbra, abbandonate già nel 1321, la sua visione del dominio, con i poteri politico e religioso affiancati e l’uno in prosecuzione dell’altro.

Ogni sede espositiva ospita un ambito peculiare con più sezioni.

A Palazzo Ducale – contenitore ed esso stesso oggetto d’esposizione – è raccontata la vita di corte, le vicende costruttive del palazzo e le arti a Gubbio nel periodo feltresco.

A Palazzo dei Consoli una prima sezione dedicata al fare, guardare e pensare la guerra all’epoca di Federico da Montefeltro e un’altra alla cultura umanistica del duca.

Al Museo Diocesano, l’esposizione è dedicata alle scienze matematiche, astronomiche e astrologiche, particolarmente care alla corte e al duca.

Simbolico il documento che chiude “Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra.

La lunga lettera che Baldassarre Castiglione scrisse nel giugno 1508ad sacratissimum britanniae Regem Henricum de Guido Ubaldo Montefeltro Urbini duce“, annunciando la scomparsa dell’erede di Federico, ultimo del ramo diretto della dinastia marchigiana.

Gubbio era già – sottolinea il curatore Francesco Paolo Di Teodoro con Lucia Bertolini, Patrizia Castelli, Fulvio Cervini – dopo la costruzione del palazzo in “corte vecchia” da parte di Federicola seconda sede del ducato, una seconda capitale ricca di vestigia preromane e classiche.

Qui Federico aveva fatto “replicare lo studiolo – legando indissolubilmente il palazzo marchigiano e quello umbro – e la corte poteva trasferirsi e alloggiare godendo degli stessi privilegi e “comodità” di Urbino, ma lontano dalle ambasce politiche e militari.

La città era un avamposto strategico, lungo la strada che unisce l’Adriatico al Tirreno, il baluardo occidentale del ducato e insieme luogo di diffusione della cultura “urbinate” in un entroterra crocevia di linguaggi artistici e letterari di differente ispirazione”.

Ragioni forti e motivazioni che giustificano una visita e una full immersion nella mostra di Gubbio in occasione del sesto centenario della nascita di Federico (1422-2022).