Laura Pausini twitta la cultura italiana è fatta anche di musica live pop e rock.

Non è la prima volta che Laura Pausini prende posizione sulle reali difficoltà del comparto dello spettacolo a causa dell’emergenza sanitaria.

Lo aveva fatto appoggiando petizioni nei confronti delle istituzioni ed è tornata a farlo postando su twitter una serie di immagini che propongono una riflessione che lei condivide o della quale è essa stessa autrice.

In questi giorni nei quali si dedica ampia visibilità mediatica alla riapertura degli spazi dedicati alla cultura – si legge – mi sono resa conto di quanto ancora poco si conosca del nostro mestiere“.

Giustamente – prosegue lo scritto, in lettere maiuscole, quasi ad urlarne il contenuto – sono stati riaperti al pubblico cinema teatri e sale per la musica con il 100% della capienza e siamo tutti felici di questo“.

Ma la cultura italiana – ed è questa la considerazione più importante ed amara – è fatta anche (e molto per fortuna) di musica live pop e rock. Noi però sembra che non ne facciamo più parte. Palasport 60% al chiuso Stadi 75%”.

Per Laura Pausini al pari degli altri professionisti del settore la critica non è sterile.

Abbiamo spiegato esaustivamente – sottolinea – i motivi per i quali non è possibile organizzare concerti senza la totale capienza ma non siamo stati ascoltati, nonostante l’uso delle mascherine e dei green pass rimaniamo gli unici artisti e maestranze ancora senza possibilità di tornare al nostro lavoro da marzo 2020″.

Il post si conclude qui, lasciando in sospeso una riflessione che non può essere archiviata e sulla quale occorre che le istituzioni tornino a discutere.

Un tentativo già fatto meno di un mese fa con una petizione sottoscritta anche d’artista, introdotta dalle parole “Due anni di attesa. Di rispetto verso le istituzioni. Ora però non ci sono più ragioni.

Il nostro lavoro è sempre più sottovalutato come parte integrante della società. Vogliamo rispetto. Subito. La musica è condivisione, speranza, gioia e salvezza. E la vita di moltissime persone che ora devono poter ricominciare a lavorare per vivere.

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