Moda: addio allo stilista Pierre Cardin

Lo stilista francese Pierre Cardin è morto. Lo ha annunciato la famiglia all’agenzia Afp.

Il couturier, visionario e pioniere del prêt-à-porter, si è spento nell’ospedale americano di Neuilly, a Parigi. 

Nel profilo Instagram dello stilista riportata una dichiarazione che suona come un testamento. “Ho sempre lavorato seguendo il mio stile, che è differente da tutti gli altri. Era sempre stata la mia intenzione essere diverso, perché questo è l’unico modo per durare

A luglio aveva festeggiato 98 anni. 

Figlio di immigrati italiani era nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, in Veneto, da una famiglia di facoltosi agricoltori, finiti in povertà dopo la prima guerra mondiale.

Cresciuto in Francia, paese dove mosse i primi passi nella moda, lasciò comunque il suo cuore sempre in Italia.

A soli 14 anni nel 1936, il giovane Pierre, il cui nome italiano,  Pietro, era stato francesizzato, cominciò l’apprendistato da un sarto a Saint-Étienne.

Dopo una breve esperienza da Manby, sarto a Vichy, nel 1945 giunse a Parigi lavorando prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli. Primo sarto della maison Christian Dior durante la sua apertura nel 1947 (dopo essere stato rifiutato da Cristobal Balenciaga) fu partecipe del successo del maestro che invento’ il New Look.  

Nel 1950  fondò la sua casa di moda, cimentandosi con l’alta moda nel ’53.

Cardin divenne celebre per il suo stile futurista, ispirato alle  prime imprese dell’uomo nello spazio. Preferiva tagli geometrici spesso ignorando le forme femminili.  Amava lo stile unisex e la sperimentazione di linee nuove.

Cardin è stato un antesignano anche nella scelta di nuovi mercati e nel firmare nuove licenze. Nel ’59 fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d’alta moda.

Sempre in quell’anno fu espulso dalla Chambre Syndacale francese, per aver lanciato per primo a Parigi una collezione confezionata per i grandi magazzini Printemps. Ma fu presto reintegrato.

Le sue collezioni  dal 1971 sono state mostrate nella sua sede, l’Espace Cardin, a Parigi, prima di allora nel Teatro degli Ambasciatori, vicino all’Ambasciata americana, uno spazio che il couturier ha utilizzato anche per promuovere nuovi talenti artistici, come teatranti o musicisti.

Nel 1971 Cardin venne affiancato nella creazione d’abiti dal collega Andrè Oliver, che nel 1987 si assunse la responsabilità delle collezioni d’alta moda, fino alla sua morte nel 1993.

Lo stilista amava la mondanità,  il mondo del jet set, così nel 1981 acquistò i celebri ristoranti parigini Maxim’s. In breve tempo aprì filiali a New York, Londra e a Pechino nel 1983 e vi affiancò una catena di hotel.

Tra le licenze della linea Maxim’s c’era anche un’acqua minerale che veniva prelevata ed imbottigliata a Graviserri nel comune di Pratovecchio Stia,
provincia di Arezzo.

Cardin aveva ritrovato le sue radici italiane anche con l’acquisto del palazzo Ca’ Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi frequenti soggiorni nella città lagunare (nella calle attigua c’è uno spazio espositivo).

Negli anni ’80 aveva acquistato il  Palais Bulles (Il palazzo delle bolle) progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. Nel golfo di Cannes, a Théoule-sur-Mer, a sud della Francia, quest’opera architettonica nell’88 è stata designata dal Ministero della Cultura quale monumento storico.

Su di lui, anche un docu-film sulla vita presentato al Festival del cinema di Venezia nel 2019: House of Cardin di P. David Ebersole, Todd Hughes. Cardin “è un imperatore totale” dice nel film Jean-Paul Gautier, intervistato fra gli altri, con Sharon Stone, Naomi Campelle, Philippe Starck.

Sempre nel docufilm la moda e la vita privata, come i grandi amori con André Oliver (morto nel 1993 di Aids)  e Jeanne Moreau. 

Nel luglio 2019, è stata presentata una mostra monografica dedicata al “gigante della moda” negli Usa, nel Brooklyn Museum. 

Fonte e foto – Tgcom24