Pupi Avati: il mio Dante sarà seducente

Il mio Dante lo voglio rendere seducente”. Parola di Pupi Avati, impegnato da fine giugno nelle riprese del suo nuovo film dedicato alla vita di Dante.

Dal titolo “Dante, nient’altro che Dante” è girato fra Umbria, Marche, Toscana, Emilia e qualcosa nel Lazio. “Una troupe itinerante, con l’impegno di avere il film pronto entro l’anno” aveva detto il regista presentando il progetto.

Le riprese stanno per finire e Pupi Avati, ospite al Meeting di Cl a Rimini, ha fatto il punto sul lavoro che sarà pronto tra due settimane.

Il mio Dante lo voglio rendere seducente – ha aggiunto – Nel senso che il Dante che mi è stato insegnato e trasmesso dalla scuola italiana era un Dante completamente repulsivo, già iconograficamente con quel naso, profilo e sapere che fosse una persona così supponente e piena di sé.

La scuola, almeno gli insegnanti della mia scuola hanno fatto di tutto perché non lo amassi.

Poi dopo i 30 anni sono andato a scoprirlo e l’ho scoperto attraverso le sue opere giovanili, come la Vita Nuova e ho scoperto un ragazzo con una capacità di introspezione poetica straordinaria, bellissima. Ecco allora io ho cercato nel mio film di raccontare quel ragazzo”.

Il film narra la vita di Dante secondo il racconto che ne ha fatto Giovanni Boccaccio, primo biografo del padre della lingua italiana. 

Tra i protagonisti, Sergio Castellitto nei panni di Boccaccio, mentre Dante è interpretato da Alessandro Sperduti e Beatrice da Carlotta Gamba.

Insomma, come aveva raccontato il regista ad Askanews all’avvio della sua avventura “è il film più difficile che faccio. E ho 83 anni. Finalmente per la prima volta sono a un passo da un traguardo ambizioso”.

Sono 18 anni che aspetto questo appuntamento. Tutte le volte che andavo a proporre Dante, dovunque andassi, cercavano tutti di cambiare discorso. In questo paese – aveva detto – si è raccontato la vita di miliardi di persone, delinquenti e non, geni, calciatori.

Dante è sempre rimasto fuori, perché crea una sorta di responsabilità. In Italia ci sono più dantisti che commissari tecnici”.

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