Spettacolo dal vivo: Agis, a fine 2020 – 75% incassi

Con chiusure decise quest’anno dal Governo per far fronte alla pandemia lo spettacolo dal vivo in Italia, a fine 2020, avrà perso più del 75% degli incassi.

Lo sostengono le stime Siae, rielaborate dall’Agis, organismo che rappresenta gli imprenditori dell’esercizio cinematografico e delle attività, pubbliche e private, della prosa, della musica, della danza, dello spettacolo popolare.

L’ultimo Dpcm ha confermato la chiusura dei teatri al pubblico, intanto però il vicepresidente dell’Agis Filippo Fonsatti, intervistato da Askanews, chiede sostegno sulla fase di riavvio dello spettacolo dal vivo.

Quando si potrà ripartire lo sforzo produttivo sarà di nuovo massimo e ci scontreremo comunque con le limitazioni della capienza delle sale e la diffidenza del pubblico – afferma

In quel momento sarà necessario avere fondi pubblici per sostenere le situazioni di maggior criticità”.

Secondo il vicepresidente Agis, che è anche presidente di Federvivo, bisognerà agire anche in modo da sostenere la domanda.

Si può pensare a forme di detrazione fiscale dei consumi culturali o alla riduzione dell’Iva sui biglietti al 4% invece che al 10, o anche alla gratuità per i cittadini sotto una certa fascia di reddito”.

Per far fronte alla crisi del settore dovuta alla pandemia, il Governo, ha garantito sostegni alle imprese e ammortizzatori sociali per i lavoratori.

Il confronto con le associazioni di categoria prosegue attraverso il tavolo permanente che è stato istituito per lo spettacolo dal vivo, il cinema e l’audiovisivo.

La gran parte delle imprese, non tutte, probabilmente riuscirà a chiudere il 2020 senza gravi danni alla sostenibilità economico finanziaria e alla continuità aziendale”. dice ancora Fonsatti

“Occorre riconoscere che il Governo, il Ministero e il Parlamento hanno messo in campo una serie di provvedimenti che ha garantito comunque la sostenibilità del sistema”.

Ora l’Agis chiede che si preveda però una distinzione tra la fase emergenziale e la fase di ripresa.

E’ necessaria una concentrazione di risorse per sostenere la fase di riavvio, che sarà molto più delicata e pericolosa di quella che abbiamo vissuto quest’anno in cui con i teatri chiusi, la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali, più o meno molti si sono salvati”.

Nella speranza che i teatri possano riaprire al pubblico dopo l’Epifania, perché “sono tra i luoghi più sicuri in assoluto con i necessari dispositivi di protezione” secondo il vicepresidente Agis, rimane anche un altro punto su cui si dovrà puntare.

Un piano di investimenti per il superamento del gap digitale dei teatri. Bisognerà adeguare le strutture con impianti e apparecchiature attraverso contributi diretti o provvedimenti di defiscalizzazione”.