Arisa: dall’insonnia ad una lampadina al … coronavirus

Arisa non è nuova ad esternazioni a 360°. Metti poi l’insonnia ed anche un po’ d’ansia per quanto l’attualità ci mette davanti ed il risultato è un lungo post su Instagram che parte da una lampadina ed approda al coronavirus.

#covid_19 questo impenitente sconosciutoha scritto qualche ora fa l’artista – Voglio fare un falò di mascherine e non vederne più neanche una per il resto della mia vita. Quando tutto sarà finito. Perché finirà. Andrà bene. Bisogna tenere duro e cercare di dormire“.

https://www.instagram.com/p/CGlvZ6elNtm/

Tuttavia, la sua non è una insonnia infruttuosa, non lo è mai quando i pensieri corrono in libertà “è da un po’ che verso le tre di notte mi sveglio e non ho più sonno – confessa – All’inizio era un problema, adesso è un appuntamento fisso che utilizzo come tempo in più. Non è male”.

Ed in questo tempo in più, lei inserisce la libertà di vedere ed interpretare in maniera personale, sfuggendo ai luoghi comuniadoro il contrario dell’ovvio, siamo pieni di ovvietà, come se dagli anni 2000 fossimo tutti tonti, incapaci di cogliere qualsiasi senso che non ci venga spiegato a gesti o descritto “len ta men te”, con parole sempre più semplici, che non lascino adito a libere interpretazioni“. 

Arisa però, al pari di tanti italiani ed anche di tanti suoi colleghi non vive esclusivamente del suo mondo. La situazione che stiamo vivendo è grave ed ogni mezzo è utile per sfuggire alla paura … “E intanto sono le 04:51. Come se la vita fosse infinita. Mi faccio un panino e stanotte la passo così. Filosofia spicciola, piccoli rimedi per sottrarre spazio alla paura

Lo stesso timore agita, tra gli altri, Ornella Vanoni, che usa espressioni dure, perché a suo dire il momento lo richiede

Le parole hanno un peso, certo – sottolinea – Ma non bisogna avere paura di usarle quando servono, vedi “coprifuoco”. Durante la guerra, e io l’ho vissuta, c’era il coprifuoco e sapevamo cosa bisognava fare: spegnere tutte le luci, perché il nemico non ci bombardasse, e adesso siamo in guerra“.