Diodato e Baggio: online il video de “L’uomo dietro il campione”

E’ di Diodato L’uomo dietro il campione, la main song de “Il divin codino, il film dedicato a Roberto Baggio, su Netflix dal 26 maggio.

Una storia, sottolinea una nota, che non è la glorificazione del campione, ma soprattutto la storia di un uomo che sfida se stesso e il proprio destino.

Un uomo forgiato anche attraverso i propri fallimenti, benché il rigore fallito nella finale del mondiale del 1994 è ancora difficile da cancellare.

Caratteristiche capaci di colpire da sempre il cantautore, che non senza emozione ha accettato di mettere in musica la sua visione di Baggio. Il brano ha anche un suo video ufficiale, che si conclude con l’immagine postata da Diodato su Instagram.

Una partita a bigliardino, nella quale, scrive “ha vinto lui, ma di poco. Tipo 10 a 1“, perché chi è campione, lo è per sempre!

Durante la presentazione del film diretto da Letizia Lamartire e interpretato da Andrea Arcangeli è stato lo stesso Baggio a raccontare che il rigore del 1994 è ancora nei suoi pensieri.

Quel rigore non lo archivierò mai, me lo porterò dentro per sempre: quei mondiali erano il sogno della mia vita calcistica, è impossibile metterlo da parte”.

Da uomo schivo e ormai lontano dal calcio, ha accettato non senza esitazioni un film sulla sua vita: “Pensavo: ma a chi interessa la mia storia? Provavo un po’ di vergogna, poi mi sono fatto trasportare e oggi dico che ne valeva veramente la pena. Hanno fatto un lavoro incredibile che mi rende davvero felice”.

Il calciatore veneto e sua moglie (interpretata nel film da Valentina Bellè) hanno raccontato con semplicità la loro storia e sono stati spesso sul set:E’ stato emozionantissimo vedere girare le scene che avevamo vissuto io e mia moglie”.

Il film, girato in gran parte in Trentino con il sostegno della Film Commission, evidenzia quanto siano stati importanti per Baggio l’incontro con il buddismo e il rapporto, pur complesso, con il padre, uomo rigido e di poche parole interpretato da Andrea Pennacchi.

Ricordandolo, l’ex calciatore si è commosso “è stata la base che mi ha dato la possibilità di non cedere. Sono molto grato a mio padre, anche se a volte non capiamo l’amore dei genitori e si litiga”.

A proposito dell’aneddoto dietro quel “divin codino” diventato il suo segno di riconoscimento, ha confessato “è nato per gioco durante i Mondiali, perché in hotel c’era una cameriera con delle treccine stupende, che mi ha detto: perché non le fai anche tu? E me le ha fatte lei. Da lì è nato tutto, in maniera casuale”.