Ermal Meta: “Un milione di cose da dirti” è Oro

Un milione di cose da dirti, il singolo con cui Ermal Meta ha gareggiato al 71° Festival di Sanremo, è certificato Oro da FIMI/GfK Italia.

Il brano è uno degli 11 inediti contenuti in “Tribù Urbana”, il nuovo album entrato direttamente al #1 della classifica Top of the Music Album e della classifica Top of the Music Vinili della settimana (dati diffusi da FIMI/GfK Italia).

“Tribù Urbana” arriva a tre anni di distanza da “Non Abbiamo Armi”ed evidenzia l’altissimo livello di scrittura dell’artista.

E’ così quando dà voce ai sentimenti e quando racconta il mondo attraverso storie di vita, guardando negli occhi i componenti della tribù urbana, con suoni e parole che diventano i colori di questo nuovo progetto.

L’album si apre con una scarica di energia con Uno e prosegue con Stelle cadenti, una delle canzoni più solari, nonostante affronti uno dei momenti meno luminosi di una storia d’amore.

Un milione di cose da dirti è una “semplicissima canzone d’amore”, dal sound essenziale, pochi accordi per raccontare qualcosa di personale ma capace di risuonare anche a livello universale.

Il destino universale rappresenta, con istantanee dalla disarmante nitidezza, storie di vita che vanno raddrizzate, anche quando sembra mancare il coraggio.

Arriva poi Nina e Sara: convegni, comizi, marce, petizioni, lotte, ma ancora per molti – troppi – è un peccato mortale. 

No satisfaction, primo singolo estratto dall’album, si basa su pochi concetti essenziali e fotografa in maniera precisa e spietata il quotidiano, ricordando una cosa che tutti dimenticano “per chi perde, per chi vince, il premio è uguale”.

Seguono Non bastano le mani, una canzone potente con suoni e parole che crescono inarrestabili, come accade spesso con la rabbia, e Un altro sole, con la speranza che il sogno appena fatto si avveri.

Gli invisibili è come una camminata, mentre si guarda in volto ogni componente di questa tribù urbana, anche quelli che non si vedono.

Chiudono l’album Vita da fenomeni e Un po’ di pace, perché anche la giornata più lunga, prima o poi, finisce.