“Questa non è una canzone estiva. Ma si chiama così”.
Annalisa sui social annuncia così “Canzone Estiva” il brano inedito in uscita il 13 marzo in radio e in digitale.
L’artista è pronta a lanciarsi in un nuovo progetto, dopo il successo dei precedenti, che l’hanno consacrata ancora una volta tra le artiste più influenti del pop italiano contemporaneo.
Il nuovo singolo si inserisce nel percorso aperto dall’album “Ma io sono fuoco”, riprendendone il tema e tornando sul simbolo del fuoco inteso come scintilla creativa e, soprattutto, come capacità di reazione e trasformazione.
È una canzone d’amore a strati che si muove in due diverse direzioni: l’amore verso una persona, ma anche l’amore verso il pubblico.
Ed è un amore viscerale, esplosivo, non di facile comprensione, ma di certo profondo, legato a filo doppio persino con l’amore per se stessi e con l’autostima.
Perché affrontare l’opinione di chi ami, così come l’opinione pubblica, non è sempre qualcosa di leggero, anzi.
Siamo ciò che ci sentiamo di essere, ma anche ciò che vedono gli altri, con tante, tantissime paia di occhi; qualunque versione può essere giudicata nel modo opposto e viceversa, anche se tutti stanno osservando la stessa persona.
Da qui l’idea della provocazione “Mi vuoi più suora o pornodiva?”, ironizzando ed estremizzando con lo stesso linguaggio del giudizio, ma conoscendo però già la risposta: l’unica via è sempre il darsi per come si è, essendo entrambe e nessuna, collocata in un personalissimo e disordinato equilibrio precario che si trova nel mezzo.
Ricordando anche che la scelta di quale versione vedere racconta una piccola parte di chi è osservato, mentre racconta moltissimo di chi osserva.
“E non cambiare discorso
Se mi chiedi come sto
Sei un maledetto elettrochoc
E poi una botta di autostima
Magari stavo meglio prima
Della tua pazza nostalgia
Andate in pace e così sia
Mi vuoi più suora o pornodiva?
Questa non è una canzone estiva”
Se anche il titolo gioca e confonde le aspettative, il brano si muove su un’intensità ritmica che passa da vuoti intensi a pieni dagli ampi spazi, pensati immaginando l’interazione dal palco tra pubblico e artista, rimanendo volutamente personale, indecifrabile.
Decide chi ascolta, come sempre.











