Sessanta anni di musica, di emozioni e di successi!
Nel 2026 i Pooh sono pronti a tornare per quello che sarà un attesissimo anno di festeggiamenti e sorprese per il traguardo da record, che li conferma tre le band più longeve e amate di sempre.
Nati nel 1966 da un’idea di Valerio Negrini, in decenni di carriera hanno superato i 100 milioni di dischi venduti, ottenuto un elenco spropositato di premi e riconoscimenti e si sono dimostrati dei veri “pionieri” per le rivoluzioni introdotte nei loro live, i temi trattati nei loro brani, l’uso della tecnologia moderna, la multimedialità e tanto ancora.
Qualche esempio?
Sul fronte Live la band ha attuato una vera rivoluzione, le cui tappe annoverano: 1971, primo gruppo con un impianto luci professionale di proprietà; primi a possedere un camion (un_M90) per trasportare tutta la strumentazione; 1976, primi a possedere un palco (8 x 4 metri); Fine Anni 70, primi (o fra i primissimi) a tenere concerti nei teatri e nei palasport; 1978: primi a usare la tecnologia laser in concerto.
Che dire poi della macchina del fumo!!! Dopo una visita a Cinecittà e l’incontro con Rambaldi (l’inventore di E.T.) e Baciucchi (responsabile delle esplosioni nello spaghetti western), realizzarono un marchingegno composto da un irroratore per le rose con serpentina in rame e una resistenza da scaldabagno su cui spruzzavano la Brillantina Linetti.
La brillantina, però, conteneva alcool e, insieme al fumo uscivano anche fiammate molto scenografiche: in un concerto del 1975 a Torino, un pompiere scaricò un estintore a polvere addosso a Stefano D’Orazio, che terminò la canzone imbiancato (sopracciglia comprese) fra le risate della band e l’entusiasmo del pubblico che credeva fosse un effetto scenico!
Famosi per canzoni d’amore come “Piccola Katy” e “Tanta voglia di lei”, fin dal loro esordio i Pooh hanno scritto anche molte canzoni d’impegno sociale, mostrando grande coraggio nel proporre temi scottanti.
E infatti sono stati il primo gruppo beat-pop italiano censurato, nel 1966 per il brano “Brennero 66” – ispirato agli attentati in Alto Adige contro i militari della Guardia di Finanza in cui era stato ucciso un finanziere – (dall’album d’esordio “Per quelli come noi”) che vinse il Festival delle Rose, ma gli fu imposto un titolo diverso “Le campane del silenzio” e la cancellazione della frase “t’hanno ammazzato quasi per gioco”.
Via via negli anni: 1971, “Pensiero” (“Opera prima”) parla di un uomo in galera ingiustamente per un fatto che non ha commesso; 1973: “Parsifal” (dall’album omonimo) è un inno alla pace con l’eroe wagneriano che getta le armi e rifiuta il suo ruolo di supereroe; 1973: “Io e te per altri giorni” (“Parsifal”) parla di adulterio con un uomo e una donna che abbandonano i coniugi per vivere insieme una nuova storia d’amore (tema assai scomodo in quegli anni).
1976, “Pierre” parla di omosessualità, un argomento tabù in quel contesto sociale, “Gitano” denuncia il razzismo nei confronti degli zingari, “Il primo giorno di libertà” racconta il complicato reinserimento di un detenuto nella società, mentre “Tra la stazione e le stelle” (tutti brani tratti da “Poohlover”) affronta il tema della prostituzione da un punto di vista psicologico.
1979, “L’ultima notte di caccia” (“Viva”) è un atto d’accusa contro il massacro degli indiani d’America compiuto dall’uomo bianco; 1980: “Inca” (“Stop”) stigmatizza il genocidio del popolo Inca da parte dei conquistadores spagnoli; 1983: “Lettera da Berlino Est” (“Tropico del nord”) narra, sei anni prima della caduta del Muro di Berlino, il disagio dei giovani che vivevano al di qua e al di là del muro.
Che dire, poi nel 1986 di “Terry B.” (“Giorni infiniti”) sull’omicidio del playboy italiano Francesco D’Alessio compiuto dalla giovane fotomodella americana Terry Broome; nel 1987: “Dall’altra parte” (“Il colore dei pensieri”), scritto nell’era Gorbaciov prima della perestrojka in Russia, che ribadisce quanto la libertà sia un bene prezioso; 1990, “Uomini soli” (dal cd omonimo) vincitrice al Festival di Sanremo, che affronta il problema della solitudine o “Città proibita” (sempre da “Uomini soli”) ispirata alla rivolta studentesca dell’anno precedente in Piazza Tienanmen a Pechino.
Un patrimonio di musica ed esperienze così corposo e significativo, troverà la sua narrazione in una serie di importanti appuntamenti live nei palasport italiani tra settembre e ottobre.
Non mancheranno sorprese discografiche, con uscite antologiche per ripercorrere la storia della band.










