A che ora cenate d’inverno? Sembra una banalità, ma non lo è affatto!
D’inverno, infatti, la riduzione delle ore di luce modifica i segnali che regolano l’orologio biologico, anticipando la percezione di stanchezza e favorendo un rallentamento naturale delle funzioni metaboliche.
Secondo la cronobiologia nelle prime ore della giornata la sensibilità insulinica è maggiore e l’organismo utilizza con più facilità zuccheri e grassi.
La sera, invece, queste capacità diminuiscono: si bruciano meno calorie, la digestione rallenta e il corpo tende a conservare energia. In inverno, quando il ritmo circadiano è già anticipato dalla scarsa esposizione alla luce, questi effetti risultano più evidenti.
Cenare troppo tardi significa quindi chiedere all’organismo di funzionare “fuori orario”. Il sistema digerente lavora più lentamente, lo svuotamento gastrico si riduce e aumentano la probabilità di gonfiore, reflusso e sonno disturbato.
Per questo motivo diversi esperti suggeriscono, durante i mesi invernali, di anticipare la cena tra le 18 e le 19.30 e di concluderla almeno due o tre ore prima di andare a dormire.
Non si tratta di una regola rigida, ma di un accorgimento che si armonizza con la fisiologia stagionale del corpo. Procedere gradualmente può facilitare l’adattamento: spostare l’orario di pochi minuti alla volta, inserire uno spuntino pomeridiano e preferire pasti più leggeri e digeribili nelle ore serali.











