

Libera oltremisura anche dopo la fine. Nel caso di Brigitte Bardot è proprio il caso di dirlo.
Dopo l’annuncio della morte, infatti, avvenuta nella sua casa della Madrague, sulla spiaggia di Saint-Tropez (luogo da cui prende spunto un omonimo brano cantato proprio dall’attrice – ndr), la famiglia e la Fondation Brigitte Bardot non hanno diffuso un programma completo e definitivo di data, orario e modalità delle esequie.
Secondo quanto dichiarato a radio franceinfo dalla giornalista Wendy Bouchard della testata Ici, nonché amica di lunga data di BB, “verrà sepolta nel suo giardino vicino al mare; è stato il suo auspicio e verrà rispettato – riposare vicino a coloro che ha amato, i suoi animali“, ma si tratta di anticipazioni che non hanno ancora assunto una veste ufficiale.
Brigitte, d’altra parte, ha sempre protetto la propria intimità con determinazione e anche da anziana (aveva 91 anni), anche da icona, aveva scelto l’isolamento. Per questo è verosimile che l’ultimo saluto segua la stessa linea: una cerimonia sobria, riservata, con accessi limitati, e comunicazioni rilasciate solo quando tutto sarà già stato organizzato.
Considerata il più grande sex symbol del cinema francese, attrice e cantante, superstar di fama mondiale, fenomeno di costume e attivista per la causa animalista, Brigitte Bardot ha rappresentato – sottolinea la stampa francese – l’ultima di quel gruppo di personalità nuove e libere nelle quali la Francia ha amato riconoscersi a cavallo degli anni Sessanta.
Protagonista di 56 film, prima di mettere fine alla sua carriera nel 1973 e consacrarsi alla causa animalista, era cresciuta in una famiglia borghese, con un papà industriale proprietario delle fabbriche Bardot e una madre con una passione per la danza e il cinema, che passione che riversò sulla figlia.
Bardot è stata molto più di una star: è stata un’idea di libertà, spesso scandalosa, sempre radicale.
La sua bellezza precoce, infatti, la porta presto alla moda e poi al cinema, dove debutta nei primi anni Cinquanta. Il mondo cambia nel 1956, quando interpreta E Dio creò la donna, diretto da Roger Vadim: il film fa scandalo, rompe tabù e trasforma Bardot in un simbolo planetario di sensualità naturale, istintiva, non addomesticata.
Negli anni successivi lavora con alcuni dei più importanti registi europei. È protagonista di un cinema che mescola erotismo, fragilità e ribellione, diventando il volto di una femminilità nuova, libera dalle convenzioni morali del dopoguerra.
Parallelamente incide canzoni di grande successo e detta mode che attraversano decenni: dai capelli cotonati al bikini, fino a uno stile che ancora oggi viene citato e imitato.
Nel 1973, all’apice della fama e a soli 39 anni, Brigitte Bardot decide di ritirarsi dalle scene. Una scelta netta, controcorrente, che spiazza l’industria cinematografica.
Si rifugia a Saint-Tropez, lontana dai riflettori, e dedica la sua vita a una causa che diventerà totalizzante: la difesa degli animali.
Nel 1986 fonda la Fondation Brigitte Bardot, impegnata nella lotta contro i maltrattamenti, la caccia e ogni forma di sfruttamento animale.
Gli ultimi decenni della sua vita sono segnati da questo impegno, ma anche da polemiche e controversie legate a dichiarazioni pubbliche su temi sociali e politici che le sono costate critiche e condanne giudiziarie. Bardot non ha mai cercato di addolcire le proprie posizioni: fino alla fine è rimasta una figura divisiva, fedele a se stessa, incapace di compromessi.
Sposata quattro volte, madre di un figlio, dal 1992 era legata a Bernard d’Ormale. Negli ultimi anni aveva vissuto lontano dalla vita pubblica, con una salute sempre più fragile.
Con la sua morte si chiude una stagione irripetibile del cinema e della cultura europea. Brigitte Bardot resta un’icona assoluta un volto e una voce che hanno raccontato, prima di molti altri, cosa significasse essere liberi.










