20 anni di Oscar Green. Cresce l’innovazione nei campi italiani

Cresce l’innovazione nei campi italiani spinta dall’ingegno delle 49mila imprese agricole under 35 attive, capaci di garantire prodotti di alta qualità che contribuiscono in maniera significativa ai primati del Made in Italy a tavola.

È quanto emerge da un’analisi Coldiretti diffusa in occasione della finale a Roma dell’Oscar Green, il premio di Coldiretti Giovani Impresa ad aziende e start up che generano sviluppo e lavoro, che celebra quest’anno il suo ventennale.

Un appuntamento importante per evidenziare la capacità di resilienza e innovazione dei giovani agricoltori italiani che le venti edizioni del premio Oscar Green hanno contribuito in maniera decisiva a portare sotto i riflettori, con quindicimila esperienze imprenditoriali raccontate dal 2006 ad oggi.

I giovani agricoltori italiani valgono il doppio della media Ue, con la produttività degli under 35 che raggiunge i 4800 euro a ettaro, contro i 2500 dei colleghi europei, secondo il centro studi Divulga.

Ma le giovani imprese vincono anche per la capacità di affrontare gli shock energetici e le speculazioni legate ai conflitti, dall’Ucraina all’Iran. Oltre un’impresa su tre (35%) ha investito in innovazioni per tagliare consumi di fertilizzanti, acqua ed energia, bilanciando sostenibilità, riduzione costi e indipendenza da forniture esterne, secondo il primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next.

A livello assoluto, le regioni leader per numero di imprese agricole giovanili sono Sicilia (5.900 aziende), Puglia (4.900 aziende) e Campania (4.400 aziende).

Passando all’incidenza sul totale settoriale regionale, al top si piazzano Liguria, Basilicata e Valle d’Aosta, con circa il 10% ciascuna.

Gli agricoltori under 35 si posizionano al terzo posto per numerosità, dietro solo al commercio al dettaglio (73 mila imprese) e costruzioni (60 mila), ma davanti a ristorazione (40 mila), imprese di servizi alla persona (33 mila), commercio all’ingrosso (29 mila) e settore manifatturiero nel suo complesso (23 mila), secondo il Centro Studi Divulga.

Intanto l’occupazione under 35 nei campi invia segnali incoraggianti: il settore agricolo è l’unico che nel 2025 ha visto una crescita dei giovani lavoratori: +6% rispetto al 2024, ma se si considerano i soli contratti a tempo indeterminato, l’aumento è del 19%. Di contro, l’industria perde il 5% degli under 35 occupati, le costruzioni l’1%, commercio, alberghi e ristoranti il 2% e lo stesso gli altri servizi.

CARTA CHE NASCE DAL VINO, SERRA INTELLIGENTE E RESTAURATORI DI VIGNE, LE IDEE DA OSCAR GREEN DEI GIOVANI AGRICOLTORI

Nell’azienda di Federico Mencaroni, nelle Marche, dagli scarti e dai residui della lavorazione del vino nasce una biocellulosa capace di trasformarsi in carta, bioplastica o gel biomedicale, destinato alla medicina e alla cosmetica. È già stata utilizzata per realizzare bende post-operatorie e maschere per la pelle: un esempio concreto e virtuoso di economia circolare applicata all’agricoltura.

In Trentino, Noemi è cresciuta accanto a un’asinella abbandonata. Oggi è specializzata in pet therapy e agricoltura sociale per bambini fragili, con la particolarità di lavorare con animali salvati dall’abbandono. Nella sua azienda, l’Arca di Noemi, gli animali che nessuno voleva diventano strumenti di relazione e inclusione, aiutando le persone a ritrovare benessere.

Dalla Calabria arriva un’altra storia di giovane agricoltura: nella Pre-Sila catanzarese, le verdure tardive di montagna, insieme all’acqua di sorgente, rappresentano una proposta innovativa per il settore. La cooperativa Pianogrande di Piero Aiello è un’impresa giovane capace di portare sui mercati di tutta Italia un prodotto di alta gamma.

In Piemonte, all’azienda agricola Erbalatte di Alessandro Bergese, si pratica l’agricoltura simbiotica per ripristinare la biodiversità del suolo, integrando ricerca universitaria e innovazione robotica con le pratiche tradizionali. Nei terreni sono state introdotte micorrize e batteri benefici che ne aumentano la vitalità: il prato si arricchisce di sei varietà tra graminacee e leguminose, diventando un alimento di qualità superiore per le vacche.

In Veneto, l’azienda agricola La Bocalina di Silvia Bertazzo realizza bomboniere a chilometro zero con miele, confetture e ciondoli artigianali, insieme ai ragazzi dell’associazione Mosaico. Un’iniziativa che unisce valore economico e sociale: un dono prezioso per chi lo riceve e un’opportunità concreta per chi lo realizza, esempio di agricoltura capace di tenere insieme persone, territorio e futuro.

Dalla Toscana arriva la serra intelligente di Stefano Bondielli, dove la tecnologia affianca il lavoro dell’uomo e delle piante. Una centralina controlla luce, aria, temperatura e acqua, prevede il vento, anticipa gli sbalzi termici e regola l’apertura del tetto. L’obiettivo non è forzare la natura, ma sostenerla, riducendo sprechi di acqua, calore e fertilizzanti grazie a una gestione più precisa.

Dall’Emilia-Romagna, grazie a un’idea di Andrea Savorani dell’Azienda Agricola Ca’ di Viazadur, nasce una proposta contro i cibi ultraformulati nelle scuole: la merenda mediterranea a chilometro zero, proveniente da filiera agricola italiana, sana e ispirata ai principi della dieta mediterranea. Il progetto coinvolge gli studenti, chiamati a ideare la merenda ideale, imparando i concetti di stagionalità, filiera corta e legame con il territorio.

In Abruzzo Antonella Marrone ha realizzato una nuova bevanda naturale nata dall’incontro tra luppolo e acqua. Si chiama “Whop” ed è rinfrescante, frizzante, tonificante, ricca di polifenoli ma priva di alcol, zuccheri e glutine. È prodotta dall’azienda agricola Hopera che valorizza una lunga tradizione nella coltivazione del luppolo attraverso un laboratorio di sperimentazione innovativo.

In Umbria, Giulio Rinaldi e Luca Bigicchia dell’azienda Lumiluna portano avanti da anni il restauro di vigne abbandonate. In dieci anni hanno preso in affitto terreni trascurati e recuperato sette ettari di vigneti, riportandoli in produzione e realizzando vini di qualità.

In Sicilia, l’Azienda Agricola Floridia custodisce da quattro generazioni la tradizione della vacca modicana, allevata in purezza e nutrita con erbe spontanee e foraggi locali. Dal suo latte nasce il Ragusano DOP, espressione autentica dei monti Iblei. Rosario Florida non ha dubbi: salvare una razza antica significa salvare una terra.

In Puglia, per la società agricola Quasani, il latte di mandorla è stato il punto di partenza di un percorso innovativo. Grazie al lavoro di Gabriele Latrofa sono state infatti progettate e realizzate le prime celle per la stagionatura di un prodotto vegetale che ha nel latte di mandorla l’ingrediente principale.

Nel Lazio, più aziende hanno creato una rete con prodotti esportati anche all’estero. Nell’azienda High Quality Food di Francesco Paltoni, a Santa Marinella, i bovini vivono liberi su oltre 60 ettari; nel reatino si coltiva la patata di Leonessa, trasformata in chips, stick e gnocchi artigianali. Grazie al QR code e alla tracciabilità in blockchain, il consumatore può seguire ogni passaggio, dal campo alla tavola.

Una sezione speciale dell’Oscar Green è dedicata agli agri-influencer, che promuovono sui social la conoscenza dell’agricoltura italiana.

Marco Cavanna, nell’Oltrepò pavese, ha creato un apiario sensoriale dove il suono dell’alveare diventa esperienza; con oltre 50 mila follower è un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi al mondo delle api in modo diretto e consapevole. Beatrice Foddis racconta le pratiche pastorali dell’Ogliastra, in Sardegna, trasformando la pastorizia in narrazione digitale. Emily Turino, originaria del Connecticut, ha creato un giardino di zucche che celebra l’autunno e Halloween, condividendo la tradizione con oltre 140 mila follower che poi si danno appuntamento per viverla dal vivo.