

Il cantautore e compositore Gabriel Kahane e il gruppo vocale Roomful of Teeth pluripremiato ai Grammy, hanno annunciato l’album “Elevator Songs”, in uscita il 3 aprile e già preordinabile.
Un evento storico per colui che The New Yorker ha definito “uno dei cantautori più raffinati e profondi di oggi.” e per la band di cui Gramophone scrive “è difficile immaginare un ensemble… le cui esibizioni mostrino una maggiore coesione, unità di intenti e varietà caleidoscopica di espressione.”
Co-prodotto da Kahane insieme all’ingegnere del suono vincitore di Grammy Joseph Lorge (Feist, Hand Habits, Blake Mills/Pino Palladino), l’LP è allo stesso tempo emotivamente avvolgente e sonoramente vario.
Tra ritornelli frizzanti, cambi di accordi scivolosi e audaci scelte di produzione che orbitano attorno a otto cantanti, l’album rivela una visione panoramica singolare.
Con ogni brano – uno per ciascun membro dei Roomful of Teeth, incorniciati da due canzoni interpretate da Kahane, che ha scritto e arrangiato l’intera opera – prende forma una galleria di personaggi, riuniti all’interno di un hotel interdimensionale, dove le leggi del tempo e dello spazio cedono il passo all’emozione pura.
C’è il novello sposo travolto dalla topografia sublime del Sud-Ovest americano; c’è un uomo nel cuore di Manhattan che, alla fine degli anni ’80, scrive l’elogio funebre per una giovane vittima dell’AIDS; c’è un fashion influencer e guru spirituale che registra un podcast in un Texas militarizzato di un futuro prossimo; e c’è un membro delle forze armate statunitensi alle prese con il PTSD dopo i tour in Iraq e Afghanistan a metà degli anni Duemila.
Nel suo insieme, l’LP si rivela un abbagliante esercizio di world-building.
A accompagnare l’annuncio arriva il singolo “Speaking In Tongues” disponibile con il videoclip.
“To be honest / this hotel is kind of creepy”, canta Kahane, aprendo la porta ai rituali strani e inquietanti che verranno.
Negli intermezzi del brano, il tipico lavoro d’insieme dei Teeth emerge con forza: mormorii, ringhi e grida lamentose costruiscono un climax sconvolgente.
Il video, firmato dal collaboratore di lunga data di Kahane Robert Edridge-Waks, funge da potente contrappunto visivo, con disegni schematici pulsanti e corridoi iper-saturi che suggeriscono l’hotel impossibile in cui prende forma il mondo dell’album.
“Speaking In Tongues è stata scritta un anno prima del resto del disco – spiega Kahane – Stavamo facendo un workshop al MASS MoCA e alloggiavo in un hotel in fase di ristrutturazione e rebranding: teloni ovunque, mucchi di cemento nelle sale conferenze. In breve, era un posto piuttosto inquietante.
Quando ho iniziato a lavorare al progetto più ampio, un anno dopo, ho deciso di fidarmi del vecchio adagio ‘primo pensiero, miglior pensiero’ e ho costruito tutto attorno all’idea di questo hotel. Solo che, man mano che l’album procede, l’hotel si allontana dalla realtà ed entra nella narrativa speculativa, dove un ascensore magico ci trasporta attraverso il tempo e lo spazio.”











