E’ stata la famiglia di Gino Paoli, con una nota, ad annunciarne la scomparsa, avvenuta nella notte tra lunedì e martedì 24 marzo 2026.
Aveva 91 anni e se n’è andato, hanno scritto, “in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”.
Unanimemente riconosciuto come una delle voci più intime e riconoscibili della musica del Novecento, era capace di trasformare la fragilità in poesia e la quotidianità in arte.
E proprio sul ricordo delle sue peculiarità si innestano i tanti messaggi di cordoglio da parte di colleghi-amici.
“Ciao mio poeta, poeta libero, addio“ scrive Biagio Antonacci, accompagnando alle parole il video della sua interpretazione al piano di “Una lunga storia d’amore“.
Pubblicata nel 1984 come colonna sonora del film Una donna allo specchio, la canzone è entrata di diritto nei classici della musica italiana; potente e autobiografica, associata alla relazione tra Gino Paoli e Stefania Sandrelli, ed arrangiata anche dal Maestro Peppe Vessicchio
Uno dei tantissimi capolavori, tanto da far scrivere a Francesco Gabbani “se ne va un pezzo di storia della musica italiana. Ciao Gino”

“Un buco nell’anima” il pensiero di Zucchero, che posta una immagine di tanto tempo fa, dalla quale traspare complicità e dolcezza.
“Che canzoni meravigliose, irripetibili, che lascito. Non so se si può imparare da quelli così bravi, magari bastasse studiarli… – scrive sui social Pacifico – Si può però tentare di evocarli, immaginarseli accanto, al pianoforte, “… Come farebbe qui Gino…”. Siamo tutti fortunati ereditieri, ricchi sfondati di musica e parole magnifiche“.

“Fai Buon viaggio“, fa eco Eros Ramazzotti in una storia Instagram “Grazie per tutto, la tua arte rimarrà per sempre”.

“Ciao Gino, artista senza fine“, scrive Patty Pravo, accompagnando il pensiero con il video di un duetto sulle note de “La gatta”, brano del 1960 dal sapore autobiografico che ricorda malinconicamente la vita semplice nella soffitta del quartiere genovese di Boccadasse.
Anche Mario Biondi sui suoi social ha voluto ricordare il cantautore “un uomo, un mito, lo ricordo sempre con tanto affetto”.

Di recente il magazine Rolling Stones gli aveva dedicato la cover-story nella quale Gino evidenziava, tra l’altro, la dinamica della sua cifra espressiva.
“C’è qualcosa che fa sì che una parola sia quella giusta perché ti dà la chiave di sblocco del resto – aveva detto – Dà senso. Esiste solo quella parola, solo lei ti apre la porta della poesia e tu stai lì fino a quando non la senti. Perché si sente, non si pensa. Scrivere per me è sempre stata una sofferenza perché a volte non ci riesci neanche se ti ammazzi. Ci possono volere settimane o mesi. Oppure butti giù un’idea che si trasforma in un amo a cui ti attacchi con tutto il tuo essere e il foglio magicamente si riempie. La musica è così, non va sottovalutata”.
Con la sua scomparsa, la musica italiana perde non solo un autore straordinario, ma un modo di raccontare la vita: discreto, malinconico, profondamente umano.
Restano le sue canzoni, sospese nel tempo, capaci ancora oggi di parlare con la stessa limpida verità. Perché, come nelle sue melodie, anche il ricordo di Gino Paoli sembra destinato a non finire mai.











