“Vi vorrei raccontare una storia che gira su internet: una reporter della Cnn, Rebecca Weiss, era a Gerusalemme e ha sentito parlare di un vecchio signore, Signor Horowitz che da anni va al Muro del Pianto ogni giorno per parlare con Dio”.
Il musicista e compositore bosniaco Goran Bregovic, 76 anni, ha incantato il pubblico di Roma con il suo “The Belly Button of the World” e le sue storie
“Rebecca Weiss aspetta che il Signor Horowitz finisca la sua preghiera – ha proseguito – e gli chiede: ‘lei è qui tutti i giorni da anni per parlare con Dio’. Signor Horowitz risponde: ‘Sì da 60 anni qui ogni giorno’. ‘Di che cosa parlate con Dio?’. ‘Ma dico che queste guerre tra musulmani, ebrei e cristiani devono fermarsi’.
E Rebecca Weiss dice ‘Dopo 60 anni che siete qui davanti al Muro del Pianto ogni giorno, cosa ci potete dire?’. Signor Horowitz pensa qualche secondo e poi dice ‘Ho impressione che parlo con il muro’.
Cosa c’è da imparare da questa piccola storia? – ha concluso Bregovic per ribadire la sua filosofia di convivenza tra i popoli e le religioni, nella vita reale come nella sua musica visionaria – Che Dio non ha messo nel suo diario come farci imparare a vivere insieme, è una cosa che dobbiamo imparare da soli!
Bregovic si è esibito in una delle opere più intense del suo percorso musicale, per la prima volta in Italia, con l’Orchestra sinfonica di Sanremo, diretta dal Maestro Danilo Rossi, con la partecipazione della violinista solista Grazia Raimondi, dalla Band Gitana di Fiati, dalle Voci Bulgare e dal Sestetto di Voci Maschili, ovvero la sua Wedding and Funeral Orchestra.
“Stasera un po’ di brani orchestrali che ho scritto per il cinema, un po’ di brani vecchi e un po’ di brani nuovi per il mio disco che esce alla fine dell’anno. Canteremo in lingue diverse. Metteremo tutti insieme”, ha annunciato all’inizio del concerto l’autore delle colonne sonore di Emir Kusturica (dal Tempo dei Gitani ad Arizona Dream).
In scaletta brani come “War”, “Ciribilibela”, “So Nevo Si”, “Jalija”, “Belly Button of the World”, un omaggio al “Pescatore” di De André, e ancora “Uzo and Banana”, l’inedito “God is not your babysitter”, “Gypsy Zumba”, oltre a canzoni cult come “In The Death Car” (nel film Arizona Dream, 1993, cantata da Iggy Pop) e gran finale con “Kalashnikov (da Underground, 1995).











