“Questo album è per me un’evoluzione, umana e musicale. Racconta un cambiamento profondo e nasce dall’incontro con una nuova generazione di artisti, con cui ho condiviso idee, emozioni e sonorità nuove. Un lavoro fatto con una squadra straordinaria, che mi ha aiutato a raccontarmi in modo diverso, e che non vedo l’ora di condividere con voi.”
Così Marco Masini annunciava con un post l’uscita di “Perfetto imperfetto”, il suo 13° album in studio, che esce a un anno e mezzo dal precedente lavoro “10 Amori”, prodotto da Gianluca Tozzi e Milo Fantini.
Il momento è arrivato, ed il 6 marzo ha visto la luce quello che lui stesso definisce “un disco nato nel tempo, tra canzoni che aspettavano di trovare la loro forma e nuove strade da scoprire”.
Dieci brani (dodici nella versione in cd e vinile, che include “Bella stronza” e “Male necessario”, entrambe con Fedez) per raccontare le storie di chi “ha finalmente capito che il bello della vita risiede proprio nell’accogliere le proprie imperfezioni”.
Parlando del nuovo progetto, in una intervista a TV Sorrisi e Canzoni, il cantautore toscano ha evidenziato “compirò 62 anni il prossimo 18 settembre, mi è piaciuto poter raccontare vari miei pregi e difetti a chi mi segue da più di tre decenni”.
Reduce dalla bella performance al Festival di Sanremo con “Male necessario” insieme a Fedez, con il quale aveva sperimentato lo scorso anno il palco dell’Ariston nella serata dei duetti (“Bella stronza“) Marco Masini ha la consapevolezza di avere intercettato un nuovo tipo di pubblico.
“Non avevo neanche messo in conto – ha rilevato, tra l’altro – ma è anche questo il bello della musica: ti sorprende sempre, se glielo permetti. Mi sono aperto a qualcosa di nuovo e ho sperimentato con un mondo anagraficamente lontano dal mio. Da Post Malone in poi, mi sono affacciato al mondo del rap e della trap con curiosità e senza giudizio. Il risultato è che tanti giovani che magari non mi conoscevano adesso sono andati a riscoprirsi il mio repertorio. Questo perché le canzoni, e le verità che proviamo a raccontare, non conoscono età: sono di tutti, perché ciascuno di noi ci si può immedesimare”.
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