Ogni anno il 4 ottobre viene celebrata la Giornata mondiale degli animali, dedicata all’impegno per i diritti e il benessere degli animali e l’associazione Essere Animali vuole invitare ad una riflessione sulla loro vita in gabbia, un sistema che 9 italiani su 10 vorrebbero fosse abolito.
IL CONTESTO ITALIANO
Gli animali sfruttati in Italia sono centinaia di milioni, per la maggior parte rinchiusi negli allevamenti intensivi e destinati alla produzione alimentare: parliamo di oltre 650 milioni di animali macellati ogni anno, pesci esclusi.
Di questi, oltre 40 milioni vengono allevati in piccole gabbie dove non possono muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare o socializzare in modo adeguato. In altre parole: non possono esprimere comportamenti naturali fondamentali per la loro specie.
Scrofe che non riescono nemmeno a girarsi su se stesse, vitelli separati dalla madre poche ore dopo la nascita e rinchiusi in box singoli, galline costrette in uno spazio poco più grande di un foglio A4 dove non riescono ad aprire le ali, conigli che non possono alzarsi sulle zampe posteriori, né tanto meno saltare.
Nel nostro Paese questa è la normalità per circa 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli, 17,5 milioni di galline e 13 milioni di conigli confinati in spazi ristretti e sottoposti quindi a stress cronico, frustrazione e spesso anche a lesioni e fragilità ossea, come documentato anche dai pareri scientifici dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare in Europa (EFSA).
LA PROPOSTA DI LEGGE
Negli attuali sistemi intensivi l’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale ed è per questo che a marzo di quest’anno Essere Animali ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere l’introduzione di un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate a scopi alimentari.
La raccolta firme sulla piattaforma del Ministero della Giustizia si è chiusa il 14 settembre e in soli sei mesi ha superato ampiamente il quorum stabilito dalla normativa italiana per poter presentare la proposta in Parlamento.
A metà settembre l’associazione ha consegnato in Senato le oltre 62 mila firme raccolte e adesso si attende che la proposta di legge venga assegnata alla Commissione competente, chiamata a calendarizzare e avviarne l’iter legislativo in tempi ragionevoli.
“In Italia, secondo l’ultimo Eurobarometro sul benessere animale, oltre il 90% degli italiani è favorevole al divieto dell’allevamento di animali in gabbia – spiega Chiara Caprio, direttrice relazioni istituzionali di Essere Animali – la loro voce deve essere ascoltata. Diversi Paesi europei, tra cui Germania, Slovenia e Regno Unito, hanno già introdotto divieti o forti limitazioni all’uso delle gabbie, non ci sono ragioni per cui l’Italia non possa fare lo stesso“.
LA SITUAZIONE IN EUROPA E LA POSIZIONE DELL’UE
In Svezia l’allevamento in gabbia è già vietato per quanto riguarda le scrofe, e a breve seguiranno anche Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi, che hanno già legiferato e completeranno la transizione entro il 2035-40.
Nel caso delle galline ovaiole, le gabbie convenzionali sono già vietate dalla legislazione comunitaria dal 2012. in Austria e Lussemburgo è in vigore un divieto anche per quelle arricchite, e presto seguiranno anche Germania e Repubblica Ceca (a partire dal 2027). In Francia non è possibile costruire nuovi allevamenti con le gabbie già dal 2018.
Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di cittadini e cittadine europee hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, per chiedere di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti.
La Commissione europea si era impegnata a presentare una proposta di legge in tal senso entro il 2023, un impegno che finora non ha però rispettato. Le richieste dei cittadini sono state quindi tradite dalle istituzioni europee, che ancora non hanno avviato un percorso preciso, pubblico e trasparente per vietare in tutta l’UE questa pratica crudele.
LA SFIDA PER L’ITALIA
“Il divieto agli allevamenti di pelliccia e il superamento dell’uccisione dei pulcini maschi nel nostro Paese dimostrano che l’Italia ha tutte le capacità di fare da apripista su questioni etiche e innovative per gli animali. Per questo ci auguriamo che anche sull’impiego delle gabbie l’Italia possa fare la storia e mettere la parola fine su questa pratica dolorosa e anacronistica“, conclude Caprio.












