Macché Halloween!!!! Ci sono esperienze artistiche che non emulano, parlano! Parlano ai vivi senza maschere, andando oltre il legame privato e i ricordi.
Come “La Soglia”, celebrata il 2 novembre alle 12:00 in punto nel piccolo cimitero di Civitella Benazzone (PG). Una performance che ha unito la scultura d’avanguardia di Carlo Carnevali, la voce e il gesto teatrale di Emanuela Faraglia e le corde di Michele Rosati (chitarra acustica) Rachele Fogu (chitarra acustica) e Francesco Gemo (violino).
L’appuntamento – che ha superato la dimensione meramente commemorativa data dal valore simbolico della giornata – ha costituito la settima tappa del progetto itinerante ideato da Carnevali ed avviato dodici anni fa in cimiteri e luoghi della memoria del territorio.
Ogni luogo un tema, una colonna sonora, una performance teatrale: 2014 – Castiglione Ugolino “In Paradisum”; 2015 Morleschio “Pietas”; 2016 Ellera “Il luogo è il tempo”; 2017 Montenero / Monte Tezio “Polveri Fuse”; 2018 Montelabate “Il Pensiero abita il Vuoto”; 2019 Colombella “Sesto Giorno”.
L’intento del 2026 è stato proporre una riflessione sul senso del “confine”, trasformando il cimitero in un luogo dove esaltare la vita celebrando la morte, grazie alla fusione di arti visive, poesia, letteratura, teatro e musica.
L’installazione ha usato il cimitero come amplificatore di emozioni, non luogo di disperazione, ma di pace e ricordo per offrire – con la musica originale di sottofondo e l’interpretazione attoriale del testo di Giorgina Armeni – un momento di profonda connessione con le grandi domande dell’esistenza.
La “soglia” – convenzionalmente la parte inferiore dell’ingresso di una porta o, per estensione, l’ingresso di una casa – è diventata uno spazio fisico da attraversare, ad indicare il passaggio attraverso dimensioni diverse, dall’umano al trascendente, ma anche dall’umano all’umano, dalle diverse stagioni della vita alla propria interiorità.
Al di là della soglia, Carnevali ha posto una monumentale chiave di 45 kg (realizzata con il contributo del mastro fabbro Stefano Ciaccasassi), elemento materico di chiusura ed apertura, di custodia e di messa a disposizione, nell’eterno gioco dell’entrare e uscire da una condizione all’altra.
Una visione in cui la “soglia” ha perduto ogni accezione di limite, angoscia o rassegnazione per diventare un ponte che unisce il passato al futuro, dai defunti ai vivi, custodi della memoria ma costantemente in bilico sulle tante soglie prospettate dal mondo contemporaneo.
“Un arco di tempo di sei anni separa dall’ultima installazione – ha spiegato l’autore – è stato un silenzio necessario, in cui le esperienze hanno potuto sedimentarsi. La Soglia riparte dall’ultima immagine di Sesto Giorno, dove la chiave trovata restava priva di serratura… ora la chiave rivela finalmente la sua funzione. Non un oggetto senza scopo, ma il segno che custodisce un passaggio sempre aperto tra chi resta e chi ritorna”… anche fuori e dentro di sé.


















