Rilanciare lo spirito menottiano con un cartellone di prime mondiali ed europee. Dal 26 giugno al 12 luglio 2026 si terrà il 69° Festival dei Due Mondi di Spoleto, la prima edizione guidata dal nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani
La manifestazione è pronta ad animare uno dei più longevi palcoscenici internazionali d’arte e cultura con un palinsesto ricco di prime assolute, eccellenze mondiali e giovani talenti.
Ampliando la missione multidisciplinare e la vocazione globale che il Festival ha sempre promosso, quest’anno opera, musica, danza, teatro e arte dialogheranno insieme spaziando tra culture diverse e linguaggi contemporanei in una nuova dimensione condivisa, che nel tema delle “Radici” trova il valore del passato e la forza del cambiamento.
17 giorni di programma, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi, per un totale di 16.508 minuti complessivi di manifestazione, pari a 275 ore e cioè a circa 11 giorni e mezzo di arte non stop.
Spettacoli in esclusiva, debutti mondiali ed europei, creazioni commissionate appositamente per il Festival, performance site specific, per offrire un’esperienza di spettacolo dal vivo unica e irripetibile.
Si ispira al rapporto tra uomo e natura il gesto artistico di Giuseppe Penone, eccellenza italiana che firma il manifesto della 69° edizione del Festival con l’opera in bronzo e vegetazione “Le foglie delle radici“, installazione di quasi 10 metri che svetterà in Piazza Pianciani. Al maestro dell’Arte povera è dedicata una mostra diffusa, che si completa con l’esposizione Anafora, a Palazzo Collicola, e con l’installazione – nell’Ex Battistero della Manna d’Oro – a cura di Saverio Verini con i sette video del ciclo Epheměris, presentata dalla Fondazione Carla Fendi.
La direzione artistica si impegna infatti sin dal tema scelto, “Radici”, a guardare al futuro ripartendo dalle origini.
Al centro di questo bilanciamento tra storia e contemporaneità c’è la convinzione che il valore esperienziale della cultura risieda nella condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori.
Il cartellone, pur vantando un profilo di altissimo pregio, si apre al grande pubblico e all’esigenza di un’arte accessibile, di cui gli spettatori possano sentirsi parte i integrante.
L’obiettivo è rendere Spoleto un ecosistema culturale vivo e condiviso, che chiede e offre partecipazione: un luogo in cui le radici continuano a generare futuro e in cui il Festival torna a parlare alla città e al mondo con la stessa intensità.
Anche da questo motivo deriva l’impegno di ricostruire una nuova geografia culturale e urbana: ripartire dalle radici significa anche riscoprire quelle di quei luoghi storici che ora tornano al centro della kermesse.
Oltre al Teatro Romano, a Piazza Duomo, al Teatro Caio Melisso, l’arte arriverà anche negli indirizzi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO che riapre al pubblico dopo dieci anni.
A rinforzare l’idea di un festival diffuso e accogliente, si aggiunge il nuovo ritmo della programmazione: grandi spettacoli anche nei giorni tradizionalmente meno frequentati, il ritorno dell’opera lirica inaugurale prodotta dal Festival, il forte slancio internazionale, la presenza di performance in più lingue, l’inserimento di progetti che estendono l’esperienza del Festival ben oltre il momento della rappresentazione.











